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La Centrale Montemartini Tra Poesia E Archeologia

La Centrale Montemartini tra poesia e archeologia

Al di là di un semplice e anonimo cancello su Via Ostiense, poco lontano dalla fermata Garbatella si trova uno dei più insoliti e poco conosciuti musei di Roma: la Centrale Montemartini.

Oltrepassato l’ingresso si incontra una bella facciata Liberty e dei lampioni in ghisa che nascondono un messaggio segreto. Se li si guarda con attenzione si possono scorgere delle donnine che danzano con dei capelli lunghissimi ed “elettrizzati”. L’edificio davanti a questi lampioni era infatti la prima Centrale termoelettrica di Roma inaugurata nel 1912!

centrale montemartini roma

La Centrale Montemartini venne dismessa negli anni ’60 e dopo un lungo periodo di abbandono venne scelta nel 1997 come sede per un’insolita mostra dal titolo Le macchine e gli dei”. Quest’esperimento risultò così felice e ben riuscito che si decise di trasformare l’esibizione in una mostra permanente e in un vero e proprio museo.

La Centrale divenne così una sede dei Musei Capitolini, affiancandosi alla storica sede di Piazza del Campidoglio (e alla nuova sede di Villa Caffarelli -sempre sul Campidoglio- recentemente inaugurata in occasione della splendida Mostra dei Marmi Torlonia, di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo del nostro Blog).

centrale montemartini via ostiense

Centrale Montemartini: La Sala Colonne, dal buio delle tombe al bianco dei ritratti repubblicani 

La vocazione industriale dell’edificio che ospita il Museo della Centrale Montemartini è molto evidente già al piano terra.

Qui, tra imponenti pilastri, si intravedono sul soffitto le tramogge, una sorta di grandi imbuti usati per eliminare il materiale di scarto proveniente dalla sala macchina sovrastante dove avveniva la combustione del carbone. 

Sulla destra in una teca ci appare una grande testimonianza della primitiva pittura funeraria romana

In un frammento di affresco scorgiamo diversi uomini occupati in faccende militari. Il dipinto è stato trovato nella tomba dei Fabii, nei pressi dell’attuale Piazza Vittorio.

È emozionante pensare di avere davanti ai nostri occhi un’opera risalente al terzo secolo avanti Cristo tramandata in uno stato veramente eccezionale.  D’altronde la resa semplice e ingenua dei corpi insieme alla visione bidimensionale dello spazio confermano l’epoca della sue realizzazione. 

Poco più avanti scorgiamo un uomo togato che ci mostra con fare orgoglioso due teste nelle sue mani!

centrale montemartini togato barberini

Si tratta del famoso Togato Barberini, una statua insolita che sottolinea quella che era l’importanza per i Romani del ritratto e dell’affermazione della propria famiglia. Si tratta di una sorta di albero genealogico romano marmoreo e, allo stesso tempo, di una delle opere più preziose della Centrale Montemartini.

Curiosità interessante: secondo lo Ius Imaginum i Romani dovevano addirittura conservare nelle proprie case delle maschere di cera dei propri antenati, da indossare in particolari occasioni. 

Centrale Montemartini: La Sala Macchine, il contrasto tra il moderno e l’antico

La sala dove emerge con maggior prepotenza il contrasto tra l’archeologia industriale e quella classica è la Sala Macchine, che si trova al primo piano della Centrale Montemartini.

Gli imponenti motori diesel della ditta Tosi fanno da scenografia ad una serie di statue classiche marmoree disposte come colonne nella navata di una chiesa. Questo accostamento tra il colore scuro dei macchinari e il biancore dei marmi è proprio il punto di forza di questo museo. 

La nostra attenzione viene però catturata da una statua insolita che risalta tra le altre per lo scintillio del materiale con cui è realizzata. E’ la statua di Agrippina, scolpita con una pietra egizia, la basanite, un materiale scuro con fluorescenze verdastre estremamente raro nella nostra città.

statua agrippina centrale montemartini

La statua venne trovata nei pressi del tempio di suo marito Claudio al Celio. La posa della donna riprende l’iconografia dell’orante, una donna in preghiera. Fatto piuttosto buffo visto che secondo le fonti fu proprio questa donna ad uccidere il marito Claudio offrendogli dei succulenti funghi avvelenati! Quale metodo migliore per assicurare il trono al suo figlioletto Nerone…  

Distogliendo lo sguardo da questa donna enigmatica, di fronte a noi appare un gruppo di opere originali greche allestite a riprodurre un frontone di un tempio. Originariamente si trovavano sulla sommità del Tempio di Apollo Sosiano che si ergeva accanto al Teatro di Marcello.

Pare che un console, Caio Sosio, le avesse portate a Roma per ingraziarsi l’imperatore Augusto dopo che per lungo tempo era stato un sostenitore di Marco Antonio. Dopo la morte di quest’ultimo, il console aveva cercato un modo per rientrare nelle grazie dell’imperatore.

Se ci si avvicina a queste preziose statue della Centrale Montemartini, si scorge il corpo di Atena avvolta in un abito dalle mille pieghe, e accanto a lei un’altra figura femminile che presenta ancora tracce di colore sul capo.

Sappiamo infatti che originariamente queste bianche statue erano policrome, pitturate con colori molto accesi e sgargianti. Quella che abbiamo di fronte ai nostri occhi è un’Amazzonomachia, una battaglia tra Greci e Amazzoni!

Alla nostra sinistra non possiamo non notare una testa colossale che ci fissa.

Trovata negli anni 20 del secolo scorso in Largo di Torre Argentina, la statua rappresenta una divinità minore del pantheon romano: la Fortuna del giorno presente.

Questa statua colossale di cui sopravvivono solo il capo e il braccio, svettava al centro di un tempio circolare di cui oggi rimangono solo alcune parti. Se si guardano attentamente le orecchie scorgiamo anche i fori nei lobi per dei probabili orecchini!

Si trattava di un acrolito, una statua realizzata in materiali differenti (marmo per le parti esposte ed un’intelaiatura ricoperta di bronzo per il busto). Nell’incavo del possente braccio sopravvissuto pare si trovasse una cornucopia, simbolo di ricchezza e prosperità. 

Centrale Montemartini: la Sala Caldaie, a spasso tra gli Horti e i mosaici di Roma 

L’ultima sala della Centrale Montemartini ci accoglie con un allestimento verde, a richiamare l’atmosfera degli Horti. Sono infatti quì esposte opere ritrovate in diversi giardini e ville di Roma. Si trattava per lo più di possedimenti imperiali e questo spiega l’altissimo livello qualitativo delle decorazioni. 

Sul pavimento notiamo un eccezionale mosaico pavimentale ritrovato nei pressi della chiesa di Santa Bibiana, in quella che era la zona degli Horti Liciniani. La qualità delle tessere musive è altissima, così come la cura e i dettagli con cui sono rese scene di caccia e di cattura di animali.  

museo centrale montemartini

Appena solleviamo lo sguardo vediamo una giovane donna totalmente assorta nei suoi pensieri. E’ avvolta in un mantello da cui si intravede la mano destra mentre la sinistra ne fuoriesce a sorpresa lateralmente. Si tratta della Musa Polimnia, una statua romana copia da un originale greco.  E’ un’opera ipnotica, una di quelle statue da cui non vorresti mai distogliere lo sguardo. 

In realtà è proprio la Centrale Montemartini a possedere un fascino particolare, un’atmosfera quasi fuori dal tempo.

A differenza di tanti altri musei romani eccessivamente affollati, qui il silenzio regna sovrano. Percorrere le stanze di questo museo sentendo i propri passi e avvertendo ancora l’odore dell’olio dei macchinari è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. 

Contattateci e sarò lieta di condurvi personalmente in una visita guidata della Centrale Montemartini, dei Musei Capitolini o di altri gioielli meno noti della nostra amata Roma!

Tutte le informazioni per visitare la Centrale Montemartini:

  • Indirizzo: Via Ostiense 106, Roma
  • Orari: martedì-domenica 9-19 (ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura)
  • Giorni di chiusura: tutti i lunedì, 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre
  • Biglietti e prenotazioni: www.centralemontemartini.org

La Centrale Montemartini rientra nel circuito dei Musei in Comune di Roma, con le agevolazioni previste per i possessori della MIC card.

 

Testo a cura di Alessandra,

Storica dell’arte e Guida autorizzata di Roma e provincia

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